Lettera di un politico ad un regista

Lettera di un politico ad un regista

Goffredo Bettini

dall’Unità

Il presidente della Festa del Cinema di Roma risponde all’intervento di Bernardo Bertolucci sugli intellettuali e la crisi della politica.

Caro Bernardo,
la tua lettera l’ho intesa come una critica affettuosa e dura sulla «povertà» della politica di oggi. Non vi ho trovato nostalgia. Ma desiderio di smuovere le acque, lanciando un sasso. Con quel tuo stile ad un tempo riservato (timido?) e combattivo, perfino intransigente. Hai ragione, la politica è povera ed anche molto debole. Ne so qualcosa, io, perché la pratico direttamente. Questa povertà produce estraneità. E tu te ne lamenti.

Certo, per noi, che siamo cresciuti tra e come comunisti italiani, tutto ciò è particolarmente doloroso. Il Pci (non parlo volutamente qui dei suoi errori e limiti) fu tuttavia un grande insediamento di popolo, con vincoli profondi umani, civili, ideali.

Non mi riferisco tanto ai libri di Marx o di Lenin. Che in fondo contavano assai poco fra i militanti. Mi riferisco a quella sensazione di svolgere una funzione utile, democratica, nazionale: di riscatto degli oppressi e di costruzione di una nuova Italia, in un mondo nuovo. Noi abbiamo, in fondo, vissuto gli ultimi scampoli della grande politica del ’900. Quella politica che non si accontenta di nascondersi dentro lo svolgersi naturale della storia; ma s’impenna e si erge contro di essa in un atto di volontà che tenta nuovi orizzonti.

Sappiamo come questa politica, nel secolo scorso, abbia prodotto meraviglie e immani tragedie. E tuttavia noi ricordiamo l’intensità di certe passioni, che certamente sono state decisive per migliorare la civiltà del nostro paese. Ma la fine del secolo, sappiamo, ha aperto nuovi scenari. Il crollo del comunismo realizzato; e l’emergere in modo implacabile dei crimini commessi nel nome di quel nome: comunismo.

E poi la fine del Pci: giusta politicamente, ma superficiale sul piano culturale, con il rischio di liquidare i valori di un mondo reale (quello dei comunisti italiani) per responsabilità in gran parte non nostre. E poi tangentopoli. La crisi dello stato. La lunga transizione confusa e ancora non conclusa. Fino al tempo dell’oggi, con un diffuso disgusto della gente per una politica che più perde peso e funzioni (la globalizzazione, l’Europa, i grandi poteri economici e finanziari) tanto più diventa presuntuosa, tronfia, vuota, enunciativa, propagandistica. Una volta giganti che hanno fatto la storia sapevano ascoltare l’umore del fruttivendolo, ora abbiamo nani che dichiarano con tono epocale e altezzoso parole che durano qualche ora sulle agenzie e che ambiscono, tutti, a poteri monocratici.

Che dobbiamo fare Bernardo? Defluire, appartarci, rinunciare a quella scintilla che ci impone (psichicamente e fisicamente) a prender parte, a batterci per i più deboli e gli offesi?

La tua lettera la prendo come un segnale di impegno. Importante, perché sei uno dei nostri grandi autori e intellettuali. Per me, con Pasolini, riferimento di tante battaglie giovanili. E allora ti dico cosa per me significa impegnarmi. Non mi sento di mimare le parole, le bandiere, i simboli del passato per evocare gratificanti scenari di rivoluzione e di cambiamento, i quali se un tempo si nutrivano di condizioni reali oggi appaiono perfino buffi nel loro carattere propagandistico e puramente scenografico.

No. Non ho l’animo per testimonianze senza frutto che possono portare qualche voto, qualche consolazione personale, qualche pacificazione interiore. Ma senza frutto. Allora è meglio il silenzio: il convento. Per studiare e tramandare ai posteri. Tuttavia non mi rassegno alla scomparsa della buona politica. A quella rinuncia, pure così diffusa, ad esercitare una della «tecniche» più nobili degli esseri umani: prevedere, differire, coordinare in nome della conservazione della specie e del miglioramento della vita. Pare nostra, l’epoca dell’indifferenza e delle soddisfazioni «vegetative» di tutto il possibile il più presto possibile. La politica perde ogni moralità.

Dominano l’economia e la tecnica (nella stupida speranza che siano in grado, sempre, di rimediare con il loro sviluppo ai mali prodotti dall’incoscienza dell’agire umano). È il trionfo del nichilismo. Nel quale siamo immersi.

Credo, invece, in una politica più sobria, misurata, cosciente dei propri limiti. Intensa perché volta al fare più che al predicare. Più difficile da praticare, così priva di punti di riferimento, di ideologie, di visioni globali. Eppure in grado di svolgere il proprio dovere negli spazi che oggi le sono concessi.

Caro Bernardo, per me il Partito democratico significa questo. C’è un’Italia allo sfascio, volgare e violenta, ma anche piena di risorse. Rimetterla in piedi, ricostruire la democrazia, un patto di cittadinanza nuovo e credibile. Semplificare la vita politica, rendendola più agile e meno costosa. Resuscitare la religione della Repubblica, un senso di comunità. Spingere per una Europeizzazione dell’Italia, offrendo al mondo le cose migliori che possiamo dare: cultura, scienza, capacità inventiva e produttiva, bellezze naturali. Insomma: modernizzare e umanizzare il Paese.

Questa è la rivoluzione che ci è concessa. Certamente questo processo per essere credibile, pretende l’esempio di una classe dirigente capace di grande responsabilità civica e pubblica; che non è sufficientemente diffusa. Il Pf dovrebbe aiutare a crearla. So anche che l’appartenenza a tutto ciò è più labile di quella così forte suscitata dalla grande politica.

Ma caro Bernardo, la grande politica (dobbiamo essere consapevoli di quello che siamo) ho l’impressione che per molto tempo non rinascerà dall’Italia e neppure dall’Europa. Se rinascerà, verrà dall’Asia, dalle grandi moltitudini, giovani e combattive, che esigono un loro spazio nella storia di oggi. La grande politica ha sempre avuto bisogno di un nuovo irrompere di milioni di esseri umani e di stati d’emergenza che impongono un nuovo agire. Mi auguro che questa nuova grande politica si riesca ancora una volta a sollevare, cosicché le popolazioni della Cina e dell’India non siano costrette a passare direttamente dai templi antichi ai blue jeans e alla coca-cola.

L’Europa silente non aiuta loro. Ma negli occhi degli abitanti di questi mondi c’è voracità di vita e voglia di combattimento dagli esiti non scontati. E tuttavia mi auguro, anche, che una possibile nuova stagione di grande politica non ci riporti i drammi del ’900. Quando perfino in Russia la forza di chi aveva invocato il riscatto non seppe fermarsi e varcò il limite dopo il quale gli antichi oppressi inevitabilmente si sarebbero, come è stato, trasformati nei nuovi oppressori, mutuando la vecchia violenza e natura del potere. Forse dalla terra asiatica, dove hanno pascolato il buddismo e la non violenza, la mitezza e il senso della misura, può giungere una grande politica, inedita, fondata sulla deterrenza, la dissuasione morale, l’esempio, l’apertura tra le persone e il rifiuto della guerra (su cui si è fondato il pensiero della politica in Occidente).

È un’utopia? Chissà. Ma l’attesa per noi, non deve essere statica e senza voce. Facciamo il nostro dovere, come tu in fondo solleciti. Non ci sarà oggi il clima per fare Novecento, un film che amo tanto e che da ragazzo difesi anche contro il mio partito di allora, il Pci. Ma un cammino insieme vale la pena riprenderlo, anche perché tu, in questa fase come un po’ sospesa, possa tornare ad avere voglia di fare grande cinema, come sai fare. Come vedi ho parlato prevalentemente di politica; ma come mi hanno insegnato i miei maestri le sorti della cultura e della politica sono fatalmente inscindibili.

Pubblicato in: on Giugno 25, 2007 at 9:23 pm Lascia un Commento

Pensionio: aumenti per i meno abbienti

A settembre, 250 euro in più per 2 milioni di persone, e 40 euro al mese dal 2008
La Cdl: Anche stavolta Prodi ha ceduto ai ricatti della sinistra estrema”

Pensioni, trovati i soldi per lo scalone
Da settembre aumentano le minime

“Abbiamo fatto passi importanti” ha detto Prodi, ma nessuna vittoria della sinistra radicale

 

Romano Prodi

ROMA – Alla vigilia del via alla trattativa su Dpef e pensioni, il governo stringe i tempi per sbloccare la partita. Da una parte con i sindacati, dall’altra con le forze di maggioranza. Nella mattinata faccia a faccia, a Palazzo Chigi, fra il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Enrico Letta, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano e i leader di Cgil, Cils e Uil. A fine giornata, due le novità. Dai primi di settembre un decreto legge aumenterà le pensioni più basse per due milioni di persone. E verrà “ammorbidito” lo scalone. Ma il cambiamento della riforma Maroni è legato alla Finanziaria: solo la sua approvazione darà il via alla modifica. Unanime il commento della Cdl: “Prodi è sempre più ostaggio della sinistra radicale”.

La giornata è cominciata presto con una serie di incontri avuti dal premier con i capigruppo della maggioranza e con i sindacati definiti soddisfacenti. “Hanno permesso di fare passi importanti” ha detto Prodi, anche se ci sono ancora alcuni passaggi prima di chiudere tutto il pacchetto Dpef e pensioni. “E’ andata bene – ha aggiunto – ma ora dobbiamo vedere il resto della settimana. Sono stati fatti passi importanti ma gli argomenti sono tali per cui bisogna aspettare di riuscire di portarli a termine”. Sulle considerazioni della Cdl secondo le quali l’intesa su Dpef e pensioni rappresenterebbe una vittoria della sinistra radicale: “Alle sciocchezze non rispondo”, ha commentato.


La mattinata di Prodi è iniziata con l’incontro con Piero Fassino, poi con Francesco Rutelli che con Dario Franceschini ha ricevuto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Ad alzare la voce sono stati gli esponenti della sinistra radicale che puntano al superamento dello “scalone” e chiedono che dopo il risanamento delle finanze pubbliche arrivi la redistribuzione delle risorse che derivano dal “tesoretto”. Clemente Mastella ha anche minacciato di abbandonare il Cdm se il governo non accetterà le sue richieste sull’Ici.

Nel pomeriggio, riunione a Palazzo Chigi dei capigruppo dell’Unione. Dopo tre ore, un primo punto d’incontro: Padoa-Schioppa annuncia che “non ci sarà bisogno di una manovra correttiva nel 2008″, lo scalone previdenziale sarà “ammorbidito”, le pensioni minime cresceranno e l’Ici sarà ridotta. Anna Finocchiaro (Ulivo) assicura che la prossima Finanziaria “non sarà di risanamento”. Pino Sgobio (Pdci) parla di segnali “positivi”. Giovanni Russo Spena (Prc) ribadisce: “Rifondazione e tutta la sinistra
della coalizione ritengono che, come promesso nel programma, lo scalone debba essere non ‘ammorbidito’ ma abolito”.

Intanto, l’ammorbidimento troverà una sua copertura finanziaria, oltre i 2,5 miliardi previsti, tramite il riordino del sistema previdenziale. Così il governo intende superare la rigidità della riforma Maroni sull’età pensionabile, mentre si va tecnicamente definendo l’intervento sulle pensioni basse.

Gli aumenti riguarderanno una platea di 2-2,5 milioni di persone: una prima tranche, da 250 euro, potrebbe essere corrisposta già in autunno. Gli aumenti veri e propri scatteranno dal 2008: 40 euro al mese, più una rivalutazione annuale delle pensioni. Anche perché le misure che riguardano le pensioni saranno inserite nel Dpef che, secondo i piani dell’esecutivo, dovrebbe essere varato giovedì nella forma di un ddl e poi trasformato in decreto a settembre.

Stando alle dichiarazioni di Finocchiaro, le risorse per l’ammorbidimento verrebbero dal riordino del sistema previdenziale. Una mediazione, evidentemente, tra le due ‘anime’ della maggioranza: la riformista, che aveva chiesto di rinviare il nodo dello scalone per privilegiare gli interventi alle famiglie, e quella di sinistra che ne rivendica l’abolizione. Anche Russo Spena sostiene che “è sbagliato parlare di sblocco della trattativa sullo scalone nel vertice di oggi a Palazzo Chigi”.

Tutta da trattare la partita sull’ammorbidimento dello scalone. Gli incontri di oggi tra governo e sindacati sono stati incentrati sulla questione delle pensioni basse, per mettere a punto una proposta tecnica che salvaguardi sia l’obiettivo di ampliare la platea, sia quello di differenziare i benefici in rapporto allo sforzo contributivo. Domani, a Palazzo Chigi, si potrebbe raggiungere un’intesa di massima su questo punto per iniziare poi la trattativa sullo scalone.

Le ipotesi restano quelle di combinare scalini e quote: far salire di un anno, da 57 a 58, l’età pensionabile, salvaguardando i lavoratori che svolgono mansioni più pesanti. E rinviando l’applicazione delle quote, con una sommatoria di anni contributivi ed età pensionabile che potrebbe essere 96.

“Prodi, per salvarsi, cede ancora al ricatto della sinistra estrema”. Così Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi. Gli fa eco il segretario Dc, Gianfranco Rotondi: “A imporsi anche stavolta è l’ala massimalista dell’Unione”. Di “scontro all’arma bianca fra due visioni politiche contrastanti e contrapposte” parla il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli. Per il leader dell’Udc Lorenzo Cesa, “il centrosinistra è incapace di conciliare le proposte dei moderati con quelle della sinistra più estrema”.

Pubblicato in: on at 9:21 pm Lascia un Commento

ITALIA-CINA: SIGLATI 7 PROTOCOLLI COOPERAZIONE

A qualche mese di distanza dalla grande missione del sistema Italia in Cina, si è svolto oggi a Roma il primo follow-up, con il forum Iitalo-cinese dedicato alle piccole e medie imprese. L’evento, cui partecipano 70 rappresentanti di aziende cinesi e 50 rappresentanti aziende italiane, si è aperto questa mattina all’Ice (Istituto del Commercio Estero), con la firma di sette protocolli di intesa. All’apertura del forum, che si è svolto in occasione della visita in Italia del vice presidente della Commissione nazionale Sviluppo e riforma (Ndrc) cinese, signora Ou Xinqian, hanno partecipato il ministro del Commercio internazionale Emma Bonino, il sottosegretario per il Commercio internazionale, Mauro Agostini, e il presidente dell’Ice Umberto Vattani. Prima dell’inizio del forum vero e proprio sono stati siglati sette protocolli di intesa, tra cui quello tra Ice e Ccbcc (China center for business cooperation and coordination), quello tra Confindustria e China International operation association of Sme e altri memorandum di cooperazione economica tra aziende italiane e cinesi. Seguiranno nella giornata di oggi e di domani mattina oltre 200 incontri business to business e alcune visite a realtà imprenditoriali per rafforzare la cooperazione economica e commerciale tra i due paesi. La delegazione cinese, guidata dalla signora Ou farà tappa anche a Milano il 27. Le aziende italiane e cinesi che partecipano al forum appartengono ai settori della logistica, infrastrutture, ingegneria, porti e interporti.

Pubblicato in: on at 9:15 pm Lascia un Commento

il nostro candidato agli USA08

Pubblicato in: on at 9:57 am Lascia un Commento

Si alla Turchia in Europa

TURKEY‘S UNIQUE LOCATION OFFERS GREAT OPPORTUNITIES

The New Anatolian – June 25, 2007

by Ilnur Cevik

Today we host the summit of the Black Sea Economic Cooperation organization in Istanbul which once again highlights Turkey’s unique geo-strategic importance.

The cooperation of Black Sea nations could provide excellent opportunities for the people of the region yet it is sad that this has not been properly utilized until now. The region can turn into a major European Union type entity as it becomes the world’s second largest energy location after the Middle East.

That is why it is important that the summit charts a new course for the Black Sea nations where they can forge genuine cooperation and open new horizons for the people of our region.

Turkey is not just a Black Sea nation but it is also a Mediterranean country, a Middle Eastern power and a part of Europe.

This makes it one of the most valuable land masses in the world.

At times this unique situation poses great problems for Turkey as it finds itself engulfed in the conflicts of these regions. But all this could be turned into an advantage.

Turkey is regarded as a political, cultural and economic bridge as much as it is a geographic link between all these regions. Thus it is essential that we crown our NATO membership with full membership in the European Union.

It is also important that we enhance our relations with the Middle East and try to help find solutions to the complex problems and conflicts in the region.

After the Cold War there was general belief that Turkey would lose its value as a frontline state. However, now we see NATO needs Turkey more than ever as it extends its sphere of influence from the Balkans to Afghanistan.

If there is an intricate peacekeeping mission in the Balkans or in Afghanistan, Turkey’s contribution is sought. If the Americans want to effectively find a logistics route for their forces in Iraq and Afghanistan again they seek Turkey’s help.

Turkey has also emerged as a major economic power in the region which enhances its regional roles.

Turkey has enhanced its democratic character in recent years and has introduced social reforms which has brought it closer to the EU and also made it a more valuable friend for all regional countries. We feel these are the values which Turkey has to develop.

This will make Turkey a stronger ally and friend and help it to serve regional stability and peace.

 

Pubblicato in: on at 9:42 am Lascia un Commento